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L'assessore Viscido commenta la proposta del "Polo Artistico" Stampa
Mercoledì 19 Agosto 2009 12:05
Cari amici di Solobattipaglia. Innanzitutto complimenti per il lavoro che fate sul territorio. Sapete che ne ho grande stima.

La proposta espressa nel
post è molto valida. Prima d’essere assessore, sono un artista, e di lungo corso, se non altro per la mia età. Ho fatto anche vita d’associazione, fondando con altri il Castello di Vetro, e collaborando per vie indirette con diverse associazioni.

Proprio perché ho un po’ di memoria storica, mi è facile riconoscere che a Battipaglia gli operatori culturali hanno da sempre fame di strutture e di strumenti. Dove in paesi anche più piccoli e meno ricchi c’è una pinacoteca comunale e un teatro comunale (penso a Cava dei Tirreni, ma anche Eboli sta messa meglio), nella nostra città c’è la penuria.

Ovviamente la vostra proposta va discussa e riflettuta, già a partire dalle forme di gestione degli spazi. Per esempio, a Cava la Pinacoteca e il Teatro sono a gestione comunale (vale a dire, gestiti dagli uffici preposti), mentre ad Eboli, per il Museo d’Arte Contemporanea EBART, si costituirà un’associazione di singoli e di associazioni, aperta anche a quelle con sede fuori Eboli (il battipagliese TIAL, per esempio).

Ciò che rende ulteriormente interessante ai miei occhi la vostra proposta è che prospetta forme di autofinanziamento. Credo siano necessarie per non dipendere sempre dalle finanze di un Comune peraltro in ambasce.

Non voglio illudermi, ma credo che l’attuale Amministrazione possa essere un valido interlocutore per gli operatori culturali, innanzitutto perché possiede piena cognizione dell’importanza estrema della cultura (in tutte le sue forme) e anche perché ha nel suo programma il sogno di tutti gli operatori culturali del territorio: la ristrutturazione della De Amicis in Casa della Cultura e della Comunicazione, per dare sede e laboratori, sale prove, pinacoteca, ecc. alle associazioni.

Ora, poiché l’attuazione della C.C.C. ha tempi non proprio veloci, nel frattempo credo si possa lavorare e fare molto. Il vostro progetto di polo artistico può essere un catalizzatore. Ma per il suo successo, come per ogni stimolo di crescita del territorio, occorrono due ingredienti fondamentali, secondo me:

1- GIOCO DI SQUADRA DELLE ASSOCIAZIONI


Faccio una doverosa premessa: in un paese normale l’Ente pubblico dovrebbe mettere in condizione gli operatori culturali e le associazioni di operare al meglio, fornendo loro tutti i possibili supporti.

Ma sapete bene che non siamo mai stati in tali condizioni. Per disattenzione cronica verso il tema, per scarsa incidenza elettoralistica degli operatori, e ora c’è il deficit finanziario.

Pertanto, per ottenere ciò che in altre condizioni sarebbe dovuto, ritengo che le associazioni debbano fare rete, sistema, per fare lobbying. Lavorare insieme per quelle cose a monte, a priori, che accomunano tutti, e cioè strutture e strumenti, salvo poi ognuno seguire le proprie inclinazioni e le proprie idee nelle iniziative.
 
In tal senso, mi piacerebbe che le associazioni s’incontrassero, mettessero a punto un progetto concreto. Penso ad associazioni che si riuniscono in una Rete, che magari sottoscrivono un patto di reciprocità, che si danno nuclei fissi e comuni di ricerca di finanziamenti pubblici e privati, che presentano al Comune un piano d’impegno, accompagnando il tutto da richieste concrete.

Ne butto qui alcune a caso: acquisto di palchi professionali; acquisto di un service almeno basilare; forme di detassazione ulteriori per artisti ed associazioni o per aziende che operano sponsorizzazioni; bonus integrativi per fitto teatri e strutture; convenzioni del Comune con fornitori di materiali o servizi artistici (una card, per esempio, sul modello della Carta Giovani), fino alla vostra richiesta di individuazione di spazi comunali.

Fare massa, per creare e muovere l’opinione pubblica, e per comporre un nucleo intorno cui condensare e attirare quanti intendono esordire nel campo culturale e non ne hanno gli strumenti (e penso ai giovani che magari vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno da dove iniziare).

Ciò aiuterebbe anche un’Amministrazione ben disposta – al di là di quella in carica e al di là del colore politico - perché darebbe ad essa un interlocutore unico piuttosto che cento interlocutori, un interlocutore peraltro forte e credibile, avendo dato prova di capacità organizzative e di volontà costante nell’impegno.

Se mi consentite la battuta, credo che le associazioni debbano passare da uno stato gassoso ad uno stato liquido. So che non è facile. Esistono e persistono abitudini radicate, diversità d’idee. Ma credo sia una strada obbligata, ed è la strada che intendo favorire da Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili.

L’Assessore Barile ha avuto incarico di avviare tutte le Consulte previste dallo Statuto Comunale, e se necessario costituirne di speciali. Dovremo istituire organi consultivi che funzionino però, e che servano innanzitutto alle associazioni, per trovare uno spazio di confronto.

Perciò, invito quelle associazioni che ancora non l’hanno fatto, ad iscriversi all’Albo delle Associazioni del Comune di Battipaglia. Possibile che esistano solo 41 associazioni (contando anche gli scout e la Croce Azzurra e la SPES e gli ex marinai…)? Eppure, è il numero che risulta dall’Albo.

2 - PROTAGONISMO DEI PRIVATI

Vengo al secondo punto: credo che occorra andare al di là dell’ovvia interfaccia con il Comune. Siamo in tempi in cui se Atene piange Sparta non ride. E cioè se il privato annaspa, i Comuni quasi affogano. Il mix pubblico/privato sarà sempre più la strada obbligata.

Per cui, ritengo che l’opera di pressione non vada fatta solo sull’Ente, ma anche sui privati. Battipaglia è una città dall’economia forte e diffusa, abbiamo una zona industriale tra le prime della Regione, abbiamo delle eccellenze agroalimentari, non è possibile che le associazioni che operano sul territorio non riescano ad intercettarle e chiamarle ad un impegno finanziario.
Ritengo necessario formare e mobilitare un’opinione pubblica anche verso questo tema, facendo in modo che le aziende “battipagliesi” sentano la propria responsabilità non solo verso l’economia e verso i lavoratori, ma anche verso la cultura e i cittadini tutti.

Non mi si fraintenda, ma non capisco perché si possano mobilitare i tifosi della Battipagliese per cercare finanziatori della società sportiva, e non si possano mobilitare le associazioni per trovare, tra gli imprenditori, sostegno all’acquisto di un service, di un palco, fino al co-finanziamento di strutture.

Scusatemi se sono stato lungo e probabilmente fuori traccia. Ma ho colto l’occasione del vostro post per offrire uno spunto di discussione. Serve per giungere ad una strategia d’azione con quanti sono seriamente intenzionati a combattere e ribaltare una situazione non più sostenibile, in una Battipaglia che ora può anche vantarsi del titolo di città ma ha tanta strada da fare per esserlo davvero.
Luigi Viscido
 
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